Biografia

Si dedica a tempo pieno alla pittura dai primi anni Sessanta, scelta che diventa decisiva con il soggiorno in Marocco, insieme alla moglie Bianca, tra il 1963 e il 1964. Le opere prodotte in questi anni sono ancora di ascendenza informale, ma in quelle marocchine la figurazione è già allusiva a una natura riconoscibile.

Il rientro dal Marocco vede una nuova fase dell’opera di Buscioni, ritrova infatti gli amici Roberto BarniGianni Ruffi e Adolfo Natalini e nel 1966 entra ufficialmente a far parte di quella che Cesare Vivaldi definì Scuola di Pistoia, che nel frattempo Natalini aveva lasciato per dedicarsi all’architettura.

La Scuola di Pistoia è annoverata dalla critica tra le risposte italiane alla Pop Art.

Gli oggetti rappresentati da Buscioni non provengono però dalle pagine dei rotocalchi e dai manifesti pubblicitari, sono oggetti comuni, che hanno un rapporto intimo con l’artista, trasportati in un clima di sospensione, magico, in cui una luce mentale è protagonista. E una particolare attenzione è rivolta alle stoffe, all’involucro, alla superficie delle cose: cravatte, camicie e le giacche protagoniste delle opere, sono irrigidite da righe e pieghe, che le rendono autonome dalla figura umana.

Nell’opera di Buscioni la pittura resta sempre indiscussa protagonista, anche negli anni in cui la ricerca artistica internazionale si orienta verso gli orizzonti del concettuale e del comportamento.

Nei primi anni Settanta la visione sull’oggetto dell’artista pistoiese si fa più ravvicinata, con un gesto analitico e controllato della mano riproduce i particolari di quelle stesse pieghe e di quelle stoffe, in una sintesi quasi astratta.

Il riferimento alla pittura manierista pervade tutta la ricerca di Buscioni, fino ad arrivare ad esplicite citazioni soprattutto di Pontormo e Salviati. Proprio nei primi anni Settanta le stoffe e i materiali si fanno più ricchi e decorativi, entrano in scena le venature del marmo.

Con gli anni, si fa sempre più forte l’attenzione nei confronti di temi biblici e sacri, la forma stessa della pala d’altare inizia ad essere indagata nella serie delle deposizioni.

Dal 1980 al 1998 è titolare della Cattedra di Pittura all’Accademia di Carrara e proprio l’inizio degli anni Ottanta vede nella pittura di Buscioni l’apparizione di visioni quasi mistiche di santi e angeli in caduta, le cui stoffe si gonfiano durante i voli e le ascensioni, arrivando persino ad incendiarsi. Nel cielo appaiono tenebre e atmosferismi lontani dalla luce cristallina degli anni Sessanta.

Anche quando ricompaiono alcuni oggetti della dimensione privata e quotidiana, vengono rievocati attraverso sguardi e tonalità più intimi e riflessivi. La figura umana torna ad abitare gli spazi e a riempire le stoffe, anch’essa carica di energia, accesa da fuochi e tormentata dalle ombre.

La costante devozione di Buscioni alla pittura è stata accompagnata da un’ingente produzione di disegni, alcuni conservati al Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi e dalla realizzazione di vetrate artistiche tra le quali le monofore e il rosone per la Chiesa di San Paolo a Pistoia e Il giorno e La sera à rebours per l’atelier Areablu di Pistoia.